5 Agosto 1989. Villagrazia di Carini. Antonino Agostino e Ida Castelluccio si accingono a festeggiare il compleanno della sorella di lui, Flora. I suoi 18 anni ma non sarà una giornata di festeggiamenti.

5 Agosto 2014. La Spezia. Venticinque anni dopo, non è stata una giornata di festeggiamenti. Non può ancora esserla perché venticinque anni dopo, ancora non è stata fatta luce nel buio che avvolge la morte della coppia.

Perché venticinque anni dopo, sull'omicidio di quella famiglia, già in punto di morte quando ancora doveva nascere, pesa il Segreto di Stato.

Perché venticinque anni dopo, le ceneri di Nino e Ida sono sepolte sotto quelle di carte bruciate, da cercare invano nell'armadio di casa dopo la perquisizione.

Perché venticinque anni dopo, Vincenzo Agostino, padre di Nino, non si è ancora tagliato la barba. E' una barba lunga venticinque anni, la sua. E' una barba folta, spessa, pesante perché il sangue di cui è imbrattata è denso e incancellabile dove fioriscono rigogliosi punti interrogativi.

Perché questa barba è la trama candida e tangibile della storia di chi chiede a gran voce, ininterrottamente, che venga fatta giustizia.

Noi vogliamo che il signor Agostino, questa barba, possa tagliarsela. Non pretendiamo di essere noi a restituirglieli, ma ci siamo ritrovati ieri, in piazza Mentana, per ricordare quella strage risalendo la scia di sangue che attraversa l'Italia; per seguire il filo che ci ricongiunge a quella Sicilia ardente d'estate, il filo di una barba bianca.

Sì, quella barba è giunta fino a qui. I capelli del padre di Nino attraversano la penisola, si spingono in alto, e raccontano, bussano alle porte come tentacoli di Medusa e ti pietrificano d'orrore.

Pietrificate sono anche le indagini, che si inceppano nel copione riproposto del "delitto passionale", che incappano in un viso fin troppo riconoscibile, "Faccia da mostro", che si interrompono in mezzo alla strada solitaria che Nino stava percorrendo per individuare il filo del rammendo tra cosche e questura. Lo stesso filo sottile su cui è inciampato, trascinando con sé il groviglio inestricabile che forse stava iniziando a dipanare.

Noi abbiamo steso un filo diverso, il filo spesso e innocuo dei cavi, tra gli amplificatori e le chitarre, spargendo le note degli Ondalibera come un omaggio floreale. Non voleva essere una commemorazione straziante, la nostra, ma un'occasione di informazione e memoria collettiva, priva di retorica, per affermare la nostra volontà di perseguire attivamente l'obiettivo che appartiene a Libera intera: proseguire verso una verità che deve essere inesorabile.

La mafia uccide anche d'estate, e non c'è purezza che tenga, a nulla vale l'innocenza di una famiglia appena concepita. Ma vogliamo essere fiduciosi: se ieri abbiamo squarciato le nubi, domani squarceremo una cortina molto più impenetrabile.

 

Gemma Giangarré, membro del presidio "Antonino Agostino e Ida Castelluccio"